Indice
- In prospettiva e in virtù di condizioni climatiche sempre più tendenti alla tropicalizzazione, quali sono, allora, le strategie per ridurre l’impatto di questa problematica e preservare la produttività dei vigneti?
- Come si calcola il numero di ore necessario per soddisfare il fabbisogno in freddo?
- Conseguenze del mancato soddisfacimento del fabbisogno di freddo
- Approcci per gestire il mancato fabbisogno in freddo
La campagna produttiva 2024 per l’uva da tavola si avvia alla conclusione, con risultati eccellenti in termini di qualità dei frutti. Tuttavia, soprattutto per le varietà più tardive, non sono mancate alcune criticità specialmente in merito alle rese finali. L’avvio anticipato della stagione – anche di venti giorni rispetto alle medie storiche – per via di elevate temperature e clima asciutto ha certamente avuto un impatto positivo in termini qualitativi, ma al contempo ha comportato il mancato raggiungimento del fabbisogno di ore di freddo, parametro cruciale per garantire un germogliamento uniforme e una fruttificazione ottimale nelle viti.
In prospettiva e in virtù di condizioni climatiche sempre più tendenti alla tropicalizzazione, quali sono, allora, le strategie per ridurre l’impatto di questa problematica e preservare la produttività dei vigneti?
Prima di rispondere a questa domanda, è fondamentale comprendere e quantificare il fabbisogno in freddo. Questo parametro rappresenta il numero di ore che una pianta deve trascorrere a basse temperature, solitamente quelle inferiori a 7 °C, per completare la fase di dormienza invernale. Durante questo periodo, la pianta accumula le energie necessarie per un risveglio uniforme e vigoroso in primavera, garantendo uno sviluppo vegetativo equilibrato e una fruttificazione abbondante e regolare. La quantità di freddo invernale necessaria varia da specie a specie, essendo massima nelle piante originarie di climi freddi e nulla in quelle tropicali. Inoltre, all’interno della stessa specie può variare in funzione delle singole cultivar.
Nel caso dell’uva da tavola il fabbisogno di freddo si aggira introno alle 200 ore, variando leggermente a seconda delle varietà. Si tratta di un fattore da non sottovalutare, soprattutto in fase di impianto, poiché la scelta varietale oltre a considerare gli aspetti commerciali, deve tenere conto della compatibilità con le caratteristiche climatiche del territorio.
- Leggi anche: Sostanza organica, funzioni e benefici
Come si calcola il numero di ore necessario per soddisfare il fabbisogno in freddo?
Per scegliere le varietà più adatte o per valutare la capacità di un territorio di soddisfare il fabbisogno in freddo delle viti, è indispensabile misurare accuratamente le ore di freddo accumulate durante l’inverno. Esistono due diversi metodi per effettuare questa stima:
- metodo Weinberger, sommatoria delle ore del giorno con temperatura < 7°C;
- metodo Utah, tiene conto anche delle ore le cui temperature variano, per eccesso o difetto, il range di temperatura ottimale per il soddisfacimento del “fabbisogno in freddo” delle piante (2.5<T<9.1°C). Con questo metodo il cumulo è espresso in CU (Chilling Unit), utilizzando i parametri riportati nella tabella seguente.

Conseguenze del mancato soddisfacimento del fabbisogno di freddo
Il mancato raggiungimento del fabbisogno di freddo comporta una serie di conseguenze che si riflettono negativamente sia sulla ripresa vegetativa che sulla produzione delle colture.
- Germogliamento irregolare: senza il corretto accumulo di ore di freddo, la vite non riesce a completare la fase di dormienza, causando un germogliamento disomogeneo. Questo significa che alcune gemme si risvegliano prima di altre, o presentano delle anomalie, creando squilibri nello sviluppo delle piante e rendendo più difficile la gestione agronomica del vigneto.
- Ridotta fruttificazione: un germogliamento non uniforme comporta una fruttificazione irregolare, con grappoli di dimensioni diverse e distribuiti in modo disomogeneo sulla pianta, oltre che di numero inferiore.
- Calibro e peso specifico ridotti: l’insufficienza di freddo può anche influire negativamente sul calibro e sul peso specifico dei frutti. I grappoli prodotti sono spesso meno compatti e presentano acini di dimensioni inferiori, rendendo l’uva meno competitiva sul mercato e abbassando la resa economica complessiva.

Approcci per gestire il mancato fabbisogno in freddo
Di fronte alle sfide climatiche e al rischio di un mancato soddisfacimento del fabbisogno in freddo, i produttori possono adottare diverse strategie per preservare la stabilità produttiva dei vigneti. Una delle strategie più efficaci è l’adozione di varietà a basso fabbisogno di freddo. Scegliere cultivar che richiedono meno ore di freddo è particolarmente vantaggioso nelle aree caratterizzate da inverni brevi e miti. Questa scelta permette non solo di mantenere un’elevata produttività, ma anche di garantire che i frutti raggiungano le caratteristiche qualitative richieste dal mercato.
In alternativa, laddove ci siano a monte scelte varietali poco attente o in presenza di annate particolarmente anomale, i produttori possono ricorrere a strategie per “adattare” le piante alle condizioni del territorio, come il ricorso agli interruttori di dormienza. Questi biopromotori attivano nelle piante i segnali fisiologici necessari a un risveglio vegetativo uniforme, aiutando a soddisfare il fabbisogno in freddo anche in condizioni subottimali.
In conclusione, per gestire al meglio il proprio vigneto è essenziale conoscere il proprio territorio e adattare le strategie alle sue specificità. Il futuro della viticoltura richiederà continua innovazione e capacità di adattamento, tuttavia attraverso gli strumenti giusti e una conoscenza approfondita dei fattori climatici, è possibile preservare e valorizzare la produzione di uva da tavola, anche di fronte a inverni meno freddi. Queste soluzioni, combinate con una gestione agronomica attenta, permetteranno ai produttori di affrontare con successo le sfide poste dal clima mutevole, assicurando produzioni in grado di rispondere con successo alle esigenze del mercato.
- Leggi anche: Il suolo vivo come risorsa strategica
Donato Liberto
©uvadatavola.com