Indice
- Qual è la superficie dedicata alla viticoltura da tavola in India?
- In quali aspetti la produzione viticola indiana si differenzia da quella italiana?
- Qual è la principale cultivar di uva da tavola in India?
- I vigneti indiani presentano sistemi di copertura?
- Come avviene la raccolta di uva da tavola in India?
- Quali sono i principali mercati di destinazione dell’uva da tavola indiana?
- A questo punto, quale sarà il futuro del comparto dell’uva da tavola indiano?
- Come si diceva, grazie all’implementazione di alcune tecnologie come le coperture in plastica, l’introduzione di nuove varietà e lo sviluppo di tecniche di coltivazione che si stanno rapidamente apprendendo e migliorando, l’India potrebbe presto arrivare a produrre uva quasi tutto l’anno.
Tra i Paesi più vasti e popolosi al mondo, l’India è protagonista di questa terza tappa del Grape World Tour, il viaggio alla volta della viticoltura da tavola nel mondo. Un gigante non solo per i numeri delle sue città e della sua economia, ma anche per il ricco comparto dell’uva da tavola che – grazie a rinnovamento varietale e avanzamenti tecnologici – sembra destinato ad affermarsi molto presto sulla scena mondiale.
Ma cosa differenzia il comparto viticolo indiano da quello presente in Italia? Quali sono le principali varietà coltivate nel subcontinente indiano? E come viene effettuata la gestione e la cura di un vigneto di uva da tavola indiano? Lo abbiamo chiesto a Rodrigo Andrés Oliva, ingegnere, Direttore delle consulenze tecniche globali e consulente internazionale per l’uva da tavola.
Qual è la superficie dedicata alla viticoltura da tavola in India?
Fino all’anno 2019, quando è stato rilasciato l’ultimo censimento, la superficie totale investita a uva da tavola interessava 137.000 ettari. Tuttavia, si ritiene che questa superficie nel 2024 sia già vicina ai 150.000 ettari. La principale area produttiva di uva da tavola indiana è lo Stato del Maharashtra, dove si concentra il 79% della produzione nazionale, dislocata tra le città di Nashik, Sangli, Solapur, Pune, Ahmednagar, Latur e Jalgaon. Il clima è prevalentemente caldo durante tutto l’anno, con medie annue che si attestano sui 31 ºC e temperature massime giornaliere di 36 ºC da marzo a giugno. Le temperature minime giornaliere medie annue sono invece di 18 ºC, con i mesi più freschi dell’anno che vanno da novembre a febbraio, quando il termometro raggiunge i 13 ºC. La pluviometria di riferimento di Nashik, la principale area di produzione, è di 685 mm all’anno. Tuttavia, le precipitazioni annuali possono variare da aree con 500 mm fino a zone più umide con 1200 mm all’anno. La maggior parte delle piogge si verifica durante i mesi dei “monsoni”, che normalmente vanno da giugno a settembre, quando si registra la maggior parte delle precipitazioni.
In quali aspetti la produzione viticola indiana si differenzia da quella italiana?
In India le combinazioni di clima, ore di luce e temperature mettono le piante in una condizione di crescita continua. Come è tipico nelle condizioni subtropicali e tropicali, si rendono quindi necessarie le operazioni di potatura. Per questo motivo, nella viticoltura indiana si effettuano due potature annuali che differiscono per obiettivi e metodi culturali. La prima si svolge normalmente nei mesi di aprile e maggio, ed è chiamata “potatura di formazione” perché favorisce l’iniziazione e la differenziazione delle gemme, o in termini più semplici, induce la fertilità delle gemme. La seconda, la “potatura di produzione”, viene normalmente eseguita tra settembre e ottobre e ha come obiettivo quello di favorire una buona produzione. Accanto a questo, un’altra grande differenza è che nella viticoltura indiana si coltiva principalmente una sola varietà, la Thompson Seedless, seppur affiancata da tutti i suoi numerosi cloni.
- Leggi anche: Produzione uva da tavola: un mondo a metà

Vigneto a uva da tavola in India della varietà Thompson Seedless
Qual è la principale cultivar di uva da tavola in India?
Come anticipato, la cultivar principale è la Thompson Seedless, che costituisce oltre il 90% dell’uva bianca senza semi esportata. Altre varietà di uva bianca sono Sudhakar Seedless, Manik Chaman, SSK, RK e Arra Sweeties™ (Arra 15) che, dalla prima produzione nel 2019, sta guadagnando sempre più popolarità tra i coltivatori. Tra le varietà di uva a bacca rossa senza semi, le principali sono la Flame Seedless e la Crimson Seedless. In ultimo, per quanto riguarda l’uva nera senza semi, tra le varietà principali si annoverano Jumbo, Sharad Seedless e Fantasy, molto apprezzate sul mercato locale e in Bangladesh.
Progressivamente, a queste si stanno affiancando anche varietà frutto dei programmi di miglioramento genetico condotti da Grapa Varieties Ltd., con la produzione di varietà Arra™ dal 2019, e da Bloom Fresh, che ha già piantato Ivory™ e Timpson™ come seedless bianche, Timco® e Allison™ come rosse, e Melody™ come cultivar a bacca nera, cui potrebbero far seguito altre varietà al momento in fase di quarantena. In questo contesto si inserisce anche il gruppo spagnolo ITUM con le sue varietà, che sono però ancora in quarantena. Il portainnesto più utilizzato in viticoltura è il Dogridge, ma negli ultimi anni è stato introdotto anche il Paulsen, che ha mostrato buoni risultati soprattutto con la Crimson Seedless. Le principali forme di allevamento sono a pergola aperta in metallo, con una densità d’impianto tipica di 2057 piante per ettaro. Il sesto d’impianto più utilizzato in viticoltura è di 2,7 m tra le file e 1,8 m nell’interfila.
I vigneti indiani presentano sistemi di copertura?
Attualmente in India non esistono vigneti a uva da tavola coperti con film plastici, principalmente perché la raccolta avviene prevalentemente durante i mesi aridi, da gennaio ad aprile. Tuttavia, nelle ultime quattro stagioni, diversi areali sono stati colpiti da piogge durante il periodo di raccolta. Per questo motivo, l’associazione di produttori di uva da tavola dello stato di Maharashtrae, MRDBS (Maharashtra Rajya Draksha Bagayatdar Sanghi), insieme ad alcuni coltivatori sta conducendo prove con un tipo di rafia al fine di valutarne l’impiego come copertura in viticoltura in caso di pioggia. Personalmente, credo che l’uso delle coperture in plastica diventerà anche in India uno strumento importante, specialmente con l’introduzione di nuove varietà. Non solo: grazie alle condizioni favorevoli di luce e temperatura presenti in India, l’introduzione di film plastici in viticoltura consentirebbe di produrre uva da tavola durante qualsiasi mese dell’anno. In tal senso, la combinazione di una copertura adeguata e una varietà performante permetterà di ampliare le finestre di produzione di specifiche cultivar durante i periodi di bassa offerta nei mercati internazionali.

Temperatura media giornaliera minima (linea blu) e massima (linea rossa) a Neshik negli ultimi 10 anni
Come avviene la raccolta di uva da tavola in India?
La dimensione media di un’azienda agricola indiana è di 1,5 ettari. Nel Maharashtra ci sono circa 36.000 agricoltori registrati presso il Maharashtra Rajya Draksha Bagaitdar Sangh (MRDBS o l’associazione dei coltivatori di uva da tavola del Maharashtra). Ogni coltivatore produce la propria uva per poi venderla a una società di esportazione, che acquista l’intera partita e procede a raccoglierla, confezionarla ed esportarla a proprio rischio. Come si riporta in tabella, il periodo di raccolta in India varia in base alla regione e alle condizioni climatiche, ma generalmente si concentra nei mesi aridi che vanno da gennaio ad aprile.
In vigneto, alcune operazioni sono oggi meccanizzate, ma avendo una grande disponibilità di manodopera, per di più a basso costo, la maggior parte dei lavori vengono svolti manualmente. Inoltre, grazie alle dimensioni di ciascuna unità produttiva, che di solito appartiene a una famiglia, chi vi lavora ha raggiunto competenze e conoscenze paragonabili a quelle di un operaio specializzato. Le uniche operazioni di base meccanizzate sono infatti le irrorazioni, per via della distanza estremamente ristretta tra i filari. I trattori più utilizzati sono da 25 a 35 CV e gli atomizzatori Cima con serbatoi da 600 litri.

Calendario indiano della raccolta dell’uva da tavola per Stato rispetto ai principali Paesi esportatori tradizionali – Seminario APECO, 14 aprile 2019
Quali sono i principali mercati di destinazione dell’uva da tavola indiana?
Gli esportatori presenti nel Paese sono principalmente otto, ciascuno dei quali ha normalmente fino a poche migliaia di coltivatori che conferiscono loro il prodotto, coprono il 70% delle esportazioni di uva da tavola indiana. D’altra parte, questo volume rappresenta solo il 7% del volume totale prodotto. Il restante 93% è infatti consumato localmente o esportato in Paesi vicini come il Bangladesh, che non rientrano nelle statistiche di esportazione e sono considerati come destinazione del mercato locale. Per quanto riguarda la stagione in corso, alla quattordicesima settimana, si segnala un carico destinato all’Europa pari a 9678 container, di cui 7492 (77%) partiti per Rotterdam, 786 verso la Russia (8,1%) e 822 verso il Regno Unito (8,4%).
A questo punto, quale sarà il futuro del comparto dell’uva da tavola indiano?
L’India è davvero una realtà straordinaria, con numeri che parlano da soli. Stiamo parlando della sesta economia su 196 nazioni, oltre che di un Paese che ha la popolazione più elevata al mondo, una crescita annuale costante dal 2011 con una media annua del 6%, un tasso di disoccupazione del 7%, con buona parte della popolazione compresa tra 0 e 24 anni (625 milioni) e 790 milioni di persone tra i 20 e i 65 anni (una grande forza lavoro con il 6,11% in più di uomini rispetto alle donne). Secondo la Banca Mondiale (2018), dal 44% al 53% della popolazione attiva è impiegata in agricoltura. L’India è inoltre un produttore autonomo di acciaio, veicoli, hardware/software, IT, armamenti, prodotti farmaceutici, ecc. Questi numeri, insieme alla popolazione giovane, assicurano al Paese una posizione di rilievo come uno dei più grandi mercati per molti prodotti negli anni a venire. Un chiaro esempio, nel caso della viticoltura, è il fatto che il 93% dell’uva da tavola prodotta è consumata internamente.
Come si diceva, grazie all’implementazione di alcune tecnologie come le coperture in plastica, l’introduzione di nuove varietà e lo sviluppo di tecniche di coltivazione che si stanno rapidamente apprendendo e migliorando, l’India potrebbe presto arrivare a produrre uva quasi tutto l’anno.
La grande domanda interna, che richiede sempre un approvvigionamento costante, offre loro l’opportunità di crescere non solo nel mercato locale, ma anche di espandersi collocandosi in nuove finestre commerciali. Per quanto attualmente la produzione sia limitata principalmente alla monocoltura della Thompson Seedless, lo scenario è destinato a cambiare drasticamente nei prossimi anni. L’India ha attualmente accesso a nuovi programmi di miglioramento genetico e, nei prossimi anni, le varietà dei programmi di Grapa, Bloom Fresh, ITUM e altri saranno offerte non solo con condizioni e qualità adeguate, ma anche in grandi quantità dall’India al resto del mondo. Infine, ma non meno importante, è il fatto che il costo del lavoro in India è tra i più bassi al mondo, influenzando notevolmente il costo di produzione che, in termini generali, è di circa 8100 euro/ha per le varietà tradizionali e raggiungerà circa 10.200 euro/ha con le nuove varietà in virtù delle royalties.
In sintesi, prevedo un futuro straordinario per il comparto dell’uva da tavola in India, che sarà soggetto a prendere decisioni intelligenti nella scelta e gestione delle nuove varietà al massimo delle loro capacità, mantenere il controllo dei costi, diversificare le strategie di marketing, migliorare l’immagine del Paese come produttore e fornitore di frutta di alta qualità e in linea con gli standard richiesti dal mercato.
- Leggi anche: Uva da tavola in Sudafrica: stima 2024/25 positiva
A cura di: Rodrigo Andrés Oliva
© uvadatavola.com