Indice
La campagna dell’uva siciliana è ormai pienamente avviata. Mentre in Puglia ci si muove tra prefioritura e allegagione, sull’Isola i grappoli sono già stati selezionati e gli acini procedono nella fase di ingrossamento. In particolare, nell’agro nisseno, dove la stagione inizia ad assumere una fisionomia più definita: fertilità buona, vigneti giovani in progressivo equilibrio e una gestione tecnica chiamata a trasformare il potenziale produttivo in qualità commerciale.
A raccontarlo ai nostri microfoni Antonio Lo Giudice, della società agricola Semplice Fratelli Lo Giudice, realtà produttiva condotta insieme ai fratelli e attiva su più colture tra Gela e Butera: ortaggi in serra, in particolare pomodoro e peperone, uva da tavola precoce, pesche e meloni gialli. Negli ultimi anni l’azienda ha modificato in modo significativo il proprio assetto viticolo, riconvertendo gli impianti prima dedicati a Uva Italia e poi a Black Magic verso varietà seedless come Arra 30, Maula e, da quest’anno, Ruby Rush.
- Leggi anche: Uva da tavola 2026, partenza a due velocità
Un nuovo equilibrio climatico
L’avvio della stagione dell’uva siciliana si inserisce in un contesto climatico a cui le aziende sembrano essersi progressivamente adattate. Dopo anni segnati da siccità e temperature elevate, vigneti e gestione agronomica si muovono ormai dentro un nuovo equilibrio operativo, nel quale certe condizioni non vengono più lette come anomalie, ma come elementi ricorrenti della campagna. La variabile in più, quest’anno, è stata la pioggia: non un fattore critico, ma un elemento capace di rendere leggermente più complessa l’organizzazione delle prime operazioni in campo. “A causa delle piogge e dell’inerbimento spontaneo, in alcuni momenti non è stato possibile procedere con le lavorazioni, perché i terreni risultavano particolarmente bagnati”, spiega infatti Lo Giudice. La conseguenza è stata “una maggiore attenzione nella gestione fitosanitaria, soprattutto nei confronti della peronospora e, in seconda battuta, della botrite, che fortunatamente non hanno causato criticità”.

Fertilità buona e grappoli da accompagnare
Come in Puglia, anche in Sicilia, sul piano produttivo, gli impianti stanno rispondendo con regolarità. Sono vigneti giovani, al primo, secondo e terzo anno di produzione, ma già orientati verso un equilibrio più stabile e sostenuti da una buona fertilità. “Per quanto riguarda l’Arra 30 al momento siamo mediamente su un grappolo e mezzo per germoglio, ma con la varietà Maula saliamo fino a due e mezzo”. Una disponibilità produttiva interessante, che impone però una gestione attenta del carico per evitare eccessi e mantenere uniformità nello sviluppo degli acini.
“I grappoli inoltre si presentano con una conformazione molto elegante perché hanno delle bellissime ali”, sottolinea il produttore. Un elemento che consente di lavorare su strutture più aperte, equilibrate e funzionali, a condizione che l’intervento tecnico arrivi nella finestra corretta. Proprio per questo – come riportato – la selezione ha interessato sia la parte apicale sia le ali, così da contenere lo sviluppo e migliorare la distribuzione degli acini. Il diradamento, eseguito nei tempi giusti, ha poi completato questa impostazione, con “i grappoli che si presentano già da ora abbastanza spargoli”.

Il limite di acqua e manodopera
Se il vigneto restituisce segnali positivi, le criticità più profonde restano fuori dal filare. La maggiore piovosità ha consentito alle aziende, per alcuni giorni, di accumulare acqua nei propri invasi, ma non ha risolto il nodo strutturale della gestione idrica. “È vero che le piogge hanno rimpinguato le falde, ma abbiamo sempre delle problematiche strutturali relative alla gestione e manutenzione degli invasi”, evidenzia Lo Giudice. “Penso alla diga Comunelli, la più vicina alla mia azienda: una diga che potrebbe raccogliere tantissima acqua, ma che ad oggi è piena di fango”.
Da questo momento in avanti, le aziende dovranno contare soprattutto sulle proprie risorse idriche, dentro una condizione che si ripete di anno in anno e che conferma la necessità di una programmazione più ampia. “È un problema che torna ogni anno, aggiunge Lo Giudice, occorre un piano invasi per la Sicilia in cui l’acqua non deve andare assolutamente a mare”.
E accanto alla questione idrica, resta il tema della manodopera: in una fase in cui selezione, diradamento e gestione del grappolo richiedono precisione operativa, la disponibilità di personale formato diventa una componente tecnica della qualità finale. “Oggi trovare maestranze formate risulta sempre più difficile e con l’avanzare della campagna il timore è di comprometterne l’andamento per la mancanza di personale”.
- Leggi anche: Campagna viticola 2026: fertilità sopra la media
Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com