Viticoltori spagnoli in rivolta: “Prezzi troppo bassi, rischiamo di scomparire”

da Redazione uvadatavola.com

Domani, 25 febbraio 2020, scende in piazza tutto il settore primario spagnolo per protestare contro i prezzi troppo bassi alla produzione.

Le organizzazioni agricole (ASAJA – Asociación Agraria Jóvenes Agricultores, COAG – Coordinadora de Organizaciones de Agricultores e UniónsAgrarias-UPA) e le cooperative agroalimentari della provincia di Siviglia annunciano una giornata di proteste per il 25 febbraio.

Lo scopo? “Difendere il futuro delle aziende agricole” rivendicano.

Centinaia di trattori e migliaia di produttori invaderanno le strade spagnole di Siviglia, domani, per bloccare la circolazione e denunciare così la mancanza di redditività che le aziende agricole sono costrette a sopportare.

Purtroppo i prezzi sempre più bassi all’origine toccano ogni tipo di produzione. Secondo le stime delle Associazioni di categoria il reddito agricolo negli ultimi anni è diminuito del 9%, a questo si aggiungono le difficoltà di esportazione ed il temuto taglio della PAC da parte di Bruxelles.

I produttori agricoli spagnoli sono in rivolta da diversi giorni. Solo qualche settimana fa, infatti, diversi operatori, armati di motoseghe, hanno distrutto -nell’areale di Novelda- più di 10.000 viti, con 100.000 chili di uva che non era stata raccolta. Questo gesto estremo altro non è che la punta dell’iceberg di una situazione insostenibile per i viticoltori spagnoli. La mancata redditività sta pian piano favorendo la scomparsa delle aziende agricole e di ettari dedicati alla coltivazione. Vista la gravità della situazione, l’intero settore dell’uva da tavola Embolsada di Vinalopó e ha deciso di sostenere le azioni di protesta previsti. 


Spagna, Alicante – 25 gennaio 2020 – operatori per protesta tagliano vigneto con uva invenduta.

Il malcontento e le mobilitazioni riguardano comunque tutti i produttori agricoli e zootecnici della Spagna. Diverse città della Penisola iberica basano la propria economia sull’agricoltura, motivo per il quale il settore riceve il pieno sostegno da parte anche di alcune istituzioni come il Consiglio di regolamentazione, i comuni interessati dalla coltura dell’uva da tavola e le organizzazioni e cooperative agricole.

Data la grave situazione, ASAJA Alicante ha richiesto all’amministrazione di agire immediatamente in modo tale da adottare misure urgenti che consentano la sopravvivenza del comparto dell’uva da tavola di Alicante. L’associazione dei giovani produttori chiede:

  1. Ripristinare l’equilibrio nell’assicurazione agricola e garantirne una buona copertura ad un prezzo accessibile.

  2. Sbloccare la costruzione dell’acquedotto Júcar – Vinalopó. Dopo 14 anni dalla sua approvazione, l’acqua di buona qualità non è ancora disponibile ed il costo dell’acqua per gli agricoltori non è accessibile.
  3. Abbassare la pressione sui redditi. La coltivazione tradizionale delle uve da tavola genera molti posti di lavoro, ma i costi da sostenere sono onerosi. Al Ministero delle Finanze viene chiesto di adeguare gli indici ed adattarli al reddito reale degli agricoltori.
  4. Approvare una legge sui prezzi minimi. Così come è stato approvato l’aumento del salario minimo interprofessionale, gli agricoltori reclamano il diritto di poter vivere del proprio lavoro. Inoltre i produttori chiedono di impedire la vendita del raccolto al di sotto dei costi di produzione.
  5. Istituire aiuti per promuovere la coltivazione dell’uva da tavola embolsada e la pratica dell’insacchettamento, che protegge il prodotto, garantisce la sicurezza alimentare e la salute del raccolto, differenziandosi chiaramente dalle pratiche estere.
  6. Interrompere gli accordi di libero scambio che consentono l’ingresso di uve da tavola di altri Paesi quando si è in piena campagna viticola locale. In questo senso, l’organizzazione degli agricoltori richiede maggiore sensibilità anche da parte della GDO.

ASAJA Alicante avverte che se queste misure non verranno approvate, entro i prossimi 3-5 anni scomparirà oltre il 50% della superficie agricola di una coltura caratterizzante per il territorio, tradizionale e strategica da cui dipendono 13.000 famiglie.

 

 

Autore: La Redazione 
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