Uno degli interventi più attesi del IX Simposio Internazionale sull’uva da tavola, svoltosi in Cile dal 16 al 21 febbraio 2020, è stato quello dell’agronomo cileno Oscar Salgado, che vanta una vasta esperienza e conoscenza del settore della viticoltura da tavola.
L’esperto ha cominciato a operare nel campo già nel 1985 ed oggi si occupa di consulenza agronomica su uva da tavola in diversi Paesi come Ecuador, Sudafrica e Tunisia. Uvadatavola magazine ha tradotto una sua intervista realizzata da Camila Cruz e pubblicata sul sito http://www.uvanova.cl.
I Paesi produttori devono imparare ad avere un atteggiamento che amo definire di “coopetizione”, ovvero cooperare e competere allo stesso tempo.
Quali sono secondo lei le principali sfide che il settore cileno dell’uva da tavola dovrà affrontare?
Per prima cosa il Cile deve riposizionarsi come esportatore leader per l’uva da tavola, dobbiamo essere capaci di consolidare le finestre di mercato che già abbiamo, ma che sono state ridimensionate negli ultimi tempi. Questo significa anche lavorare in termini di ricambio varietale, di efficienza produttiva e di efficientamento dell’uso delle risorse, che diventano ogni giorno più scarse. Parlo in modo particolare dell’acqua. L’obiettivo dovrà essere diventare produttori ed esportatori di un prodotto/brand: Frutta cilena.
Certo, l’instabilità politica del nostro Paese non aiuta nella realizzazione di tale progetto. Nel corso del mio intervento durante l’ultimo simposio sull’uva da tavola, ho spiegato che dobbiamo lavorare per riposizionarci, così da produrre meglio e con costi più sostenibili. Il Cile ha tutte le carte in regola per assumere il ruolo di leader tra i Paesi produttori di uva da tavola. Dobbiamo far sì che il settore si consolidi, prima che altri Paesi compiano questo passo.
Uvanova insieme a iQonsulting ha pubblicato delle previsioni per la stagione in corso. Riscontra anche lei una contrazione dei volumi di produzione di uva? Se sì, quali potrebbero essere le cause?
La contrazione dei volumi produttivi di uva da tavola è il risultato di diversi fattori, ma senza dubbio, tra i più importanti, dobbiamo considerare la siccità e la riduzione dei margini di guadagno per il settore. La perdita di redditività del business costringe sempre più produttori a sostituire i vigneti con noceti e ciliegeti. Inoltre non dobbiamo tralasciare le difficoltà che i viticoltori riscontrano nell’effettuare il ricambio varietale.
L’incertezza politico/legislativa e le enormi difficoltà che affliggono il Cile rispetto l’approvvigionamento idrico, impediscono agli agricoltori di avere un ritorno sicuro degli investimenti. Le nuove cultivar di uva da tavola offrono maggiori vantaggi competitivi e qualitativi, se confrontate con le varietà più datate, come ad esempio la resistenza ad alcune malattie. Allo stesso tempo le nuove cultivar obbligano l’azienda agricola ad un ricambio varietale molto più veloce. I vecchi impianti avevano una vita media di 15 anni, i nuovi di 12: questo vuol dire riscrivere il business plan
. Viviamo un’epoca nella quale ci ritroviamo sempre un minor numero di produttori che però controllano aziende sempre più estese, si tratta di una tendenza mondiale. Tutti i Paesi produttori di uva da tavola, eccezion fatta per l’India ed il Perù, registrano questo fenomeno, lo si vede chiaramente in California, in Cile e Sudafrica.
Data la sua esperienza in ambito commerciale, a quali aspetti il Cile dovrà fare più attenzione?
I Paesi produttori, che aspirano ad una leadership nel panorama mondiale, devono badare innanzitutto ad offrire sempre frutta di altissima qualità ed in ottime condizioni, bisogna lavorare per diventare indispensabili nell’approvvigionamento dei nostri clienti. Questo vuol dire fidelizzare il cliente. Oggi non si vende più solo frutta, ma un prodotto. Questo significa marchio, Paese (country effect), sicurezza alimentare, conformità e servizio post vendita (garanzia di affidabilità per l’acquirente ed il consumatore). Bisognerebbe porsi la seguente domanda: come posso offrire un prodotto indispensabile per il mio cliente?
Nel corso della tavola rotonda tenutasi durante il simposio è stato affrontato il tema dell’associazionismo: pensa che sia possibile formare un gruppo di lavoro sull’uva da tavola in collaborazione con altri Paesi produttori?
In tutti i settori, quando arriva un momento di crisi, è necessario essere ancora più lucidi e creativi. I problemi che riscontriamo in Cile sono gli stessi che vivono i viticoltori sudafricani, peruviani o californiani. I Paesi produttori devono imparare ad avere un atteggiamento che amo definire di “coopetizione”, ovvero cooperare e competere allo stesso tempo. Un esempio a tal proposito è quanto accade nel settore dell’avocado negli Stati Uniti.
Anche in questo caso dobbiamo porci una domanda: come posso agire per far sì che il consumatore preferisca l’uva da tavola (in generale) a mandarini o fragole? Quando un nostro concorrente opera male, da un lato lascia libera una finestra di mercato, ma lavorare male provoca più danni che benefici all’intero settore. I prezzi potrebbero anche aumentare momentaneamente, ma il consumatore prima di tornare ad acquistare altra uva farà passare molto tempo. Il cliente conserva in sè il ricordo negativo legato a quel frutto.
Per questo abbiamo bisogno di un elevato turnover delle scorte ed acquisti molto frequenti. Per far sì che ciò accada l’uva deve avere “sex appeal”, deve richiamare il consumatore, deve essere in grado di soddisfarlo sia dal punto di vista del palato che della forma. L’uva da tavola deve essere sexy, divertente e appariscente. Occorre puntare sui bambini, loro saranno i clienti del futuro.
Tutto questo si può raggiungere solo elaborando dei piani di marketing che siano di almeno 12 mesi, sul prodotto “uva da tavola” in generale. Le campagne pubblicitarie dovrebbero dimostrare che tutte le uve da tavola sono ottime sotto l’aspetto della sicurezza alimentare, al di là della loro provenienza. In conclusione è ottimo competere, ma nel momento in cui dobbiamo evidenziare le qualità dell’uva e dimostrare che si tratta di un prodotto affidabile, dobbiamo imparare a collaborare e cooperare a livello globale.
Traduzione a cura di ©uvadatavola.com
