Indice
- Quali sono gli errori più comuni che si commettono nella gestione del post-raccolta dell’uva da tavola?
- Errori comuni che possono compromettere la gestione della catena del freddo riguardano principalmente:
- Quali sono i rischi dal punto di vista fisiologico di una scorretta gestione del post-raccolta e dunque della catena del freddo?
- Quali sono gli aspetti su cui dovrebbero lavorare le nostre aziende di esportazione per migliorare la gestione della catena del freddo?
- Come funzionano le macchine per la refrigerazione? E quali sono le ultime novità del settore?
- Quali sono i vantaggi che un’azienda può trarre dall’impiego di queste macchine innovative nel post-raccolta? Ci sono particolari accorgimenti da adottare?
- Da marzo è iniziata la transizione verso i gas naturali per la refrigerazione: cosa cambia? Quali sono le prospettive future?
Nata nel 1990, la CenterFrigo Srl – con sede a Conversano – progetta e realizza impianti di refrigerazione commerciale e industriale e si rivolge ai settori ortofrutticolo, ittico, lattiero-caseario, enologico e delle carni. Con Pasquale Tateo, Founder e CEO, analizziamo errori nella gestione post-raccolta dell’uva da tavola e soluzioni per ridurre i costi energetici e migliorare la sostenibilità, assicurando la massima efficienza.
Quali sono gli errori più comuni che si commettono nella gestione del post-raccolta dell’uva da tavola?
Ci troviamo sicuramente davanti a un prodotto che per le sue caratteristiche risulta molto fragile e facilmente soggetto a deperimento. Lo sviluppo continuo e repentino dei mercati, sia nazionali che internazionali, così come i gusti dei consumatori, impongono la necessità di fare in modo che questo prodotto possa raggiungere destinazioni lontane dai luoghi di produzione e raccolta, mantenendo specifiche estetiche e gustative ottimali per il mercato di riferimento.
Partendo dal nostro campo di applicazione e dalla nostra esperienza in merito, oltre che da quella dei nostri clienti, punto fondamentale e imprescindibile affinché si possano ottenere i risultati sperati è osservare e rispettare nei minimi dettagli le operazioni e tutti i procedimenti imposti da un corretto mantenimento della catena del freddo nella fase post-raccolta dell’uva da tavola. La catena del freddo non è altro che un insieme di operazioni, dalla fase di raccolta alla fase di trasporto e stoccaggio, utile a conservare il prodotto entro un determinato range di temperature durante tutta la filiera, evitando così che siano compromesse le qualità estetiche e organolettiche. Essa si sviluppa in linea di massima all’interno di camere per la lavorazione dei prodotti, magazzini per lo stoccaggio e celle frigo per la conservazione, oltre che in mezzi refrigerati per il trasporto dell’uva verso i mercati di destinazione.
Errori comuni che possono compromettere la gestione della catena del freddo riguardano principalmente:
- tempistiche troppo lunghe nel passaggio dell’uva dal campo al luogo di stoccaggio e lavorazione durante il post-raccolta;
- scelta non ottimale delle tecnologie più appropriate o non idonee progettazione e realizzazione degli ambienti di stoccaggio e lavorazione dell’uva. Al contrario, l’utilizzo di materiali e macchinari performanti all’interno della catena del freddo garantisce la massima efficienza dei processi in termini energetici (anche in ottica di sostenibilità) con conseguente massimizzazione dei profitti e riduzione dei costi di gestione e manutenzione;
- cattivo funzionamento degli impianti utili al mantenimento delle temperature necessarie;
- inosservanza delle metodologie di lavorazione più corrette da parte del personale dedito alla lavorazione e al confezionamento del prodotto per la sua commercializzazione.
Questi errori, insieme ad altre azioni e procedure che vengono in alcuni casi trascurate, causano problemi seri all’aspetto e alle proprietà dell’uva, con conseguente perdita economica per i produttori/commercianti, legata a una riduzione della produzione in termini quantitativi e qualitativi.
Quali sono i rischi dal punto di vista fisiologico di una scorretta gestione del post-raccolta e dunque della catena del freddo?
Il rischio principale legato a una cattiva gestione della catena del freddo, che sostanzialmente si esplicita nel preservare temperature costanti (ogni prodotto ha una sua temperatura di riferimento o range di temperature entro il quale deve essere conservato), è quello di far subire ai grappoli degli shock termici a causa dei quali il prodotto perde le sue proprietà qualitative oltre a quelle estetiche. Fattore – quest’ultimo – da cui dipende in prima misura l’apprezzamento da parte dei possibili acquirenti e dei consumatori finali.
Da ciò scaturisce anche la riduzione della shelf-life dei grappoli che porta al loro deterioramento e alla conseguente perdita di interi lotti di produzione. Non appena terminata la fase di raccolta del grappolo e quindi di distaccamento dalla pianta, l’uva cede acqua all’ambiente circostante: ha inizio un processo di disidratazione del frutto, legato strettamente a temperatura e umidità dell’aria, che fa perdere peso al grappolo fino a portarlo anche a cambiare aspetto. Tale modifica nell’aspetto influenza la scelta del consumatore, aggravando la già presente e certa perdita di produzione da parte del produttore/commerciante, alla quale non può che aggiungersi la mancata vendita dell’uva e di conseguenza l’ingente perdita economica.

Dettaglio delle tubazioni di un impianto refrigerante e vano tecnico
Quali sono gli aspetti su cui dovrebbero lavorare le nostre aziende di esportazione per migliorare la gestione della catena del freddo?
Innanzitutto bisogna puntualizzare che la gestione e messa a punto della catena del freddo non è esclusivamente una pratica da seguire per ottimizzare qualità e profitti da parte dei produttori/commercianti di uva da tavola. Essa rappresenta altresì una metodologia di lavorazione e commercializzazione regolata e imposta secondo determinati standard da parte delle istituzioni sia statali che europee, che si occupano di verificare l’osservanza della normativa di riferimento da parte di tutti i player coinvolti nell’intera filiera. Vi è quindi bisogno di un impegno costante di questi ultimi nel monitoraggio e nell’implementazione delle tecnologie e dei metodi legati alla conservazione e lavorazione del prodotto a temperatura controllata, al fine di assicurare qualità e sicurezza dell’uva, oltre che l’aspetto. Come pure è fondamentale introdurre o migliorare le tecnologie di settore e assicurare:
- riduzione al minimo delle tempistiche di raccolta dal campo e trasporto presso le strutture di lavorazione e commercializzazione dell’uva;
- raffreddamento rapido del prodotto e mantenimento dello stesso alle temperature ottimali di riferimento, utili a non alterare le sue proprietà estetiche e organolettiche ed evitare il deperimento;
- mantenimento e monitoraggio continuo delle condizioni degli ambienti a livelli ottimali di temperatura e umidità al fine di rallentare al massimo consentito la disidratazione dei grappoli;
- ottimizzazione di tecnologie e macchinari impiegati al fine di ridurre costi energetici e impatto ambientale;
- ottimizzazione massima delle performance di tutte le strutture coinvolte nell’intera filiera, in primis attraverso l’inserimento di sistemi automatizzati che snelliscono e implementano le movimentazioni e lavorazioni del prodotto;
- ottimizzazione dei trasporti;
- formazione costante del personale in merito alle best practices da seguire per assicurare un ciclo di catena del freddo ottimale e i migliori risultati in termini di performance e quantità/qualità del prodotto offerto e commercializzato.
Come funzionano le macchine per la refrigerazione? E quali sono le ultime novità del settore?
L’attività di CenterFrigo Srl è basata principalmente sulla progettazione e installazione di impianti frigoriferi industriali, di cui la macchina refrigerante è parte centrale per il funzionamento e la gestione dell’impianto stesso. Tale macchina è in grado di gestire la temperatura di un ambiente e mantenerla entro determinati parametri definiti dalla tipologia di prodotto/attività che l’intero impianto di refrigerazione andrà a servire. A questa vengono poi collegati tutti gli altri elementi che si occupano della diffusione all’interno dello spazio dedicato e vanno così a completare la struttura dell’impianto frigorifero.
Grazie al principio di trasformazione della termodinamica, è possibile modificare le caratteristiche fisiche di un fluido (fluido refrigerante) grazie al passaggio continuo all’interno di un circuito chiuso, il quale consente di ottenere acqua o aria a una temperatura più fredda rispetto allo stato di partenza. Il gas refrigerante ha il compito di effettuare lo scambio termico mediante i processi di evaporazione e condensazione, da una sorgente esterna a una interna.
Si tratta comunque di un settore in continua evoluzione, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo di nuove tecnologie, componentistica e combinazioni di gas refrigeranti che consentano di ottimizzare nella massima misura possibile il rapporto costo energetico/performance richiesta dall’impianto. Ovviamente, anche in virtù di una maggiore focalizzazione sull’utilizzo di gas refrigeranti naturali, a questo rapporto si aggiunge anche un’altra variabile: l’impatto ambientale che il funzionamento dell’intero impianto comporta.

Stazione di pompaggio per il funzionamento di un impianto di refrigerazione 4.0
Quali sono i vantaggi che un’azienda può trarre dall’impiego di queste macchine innovative nel post-raccolta? Ci sono particolari accorgimenti da adottare?
Tramite l’impiego di tecnologie e sistemi di impiantistica più evoluti e aggiornati, le aziende possono sicuramente avere riscontro sin da subito di quelli che sono gli ottimi risultati in termini di performance offerte e gli effetti diretti sui prodotti lavorati e commercializzati, a livello di quantità e qualità dei lotti. La nostra esperienza e i diversi feedback ricevuti dai clienti dimostrano che la soddisfazione aumenta maggiormente nei casi in cui si è optato per soluzioni “green”, con impatti ambientali ridotti al minimo o addirittura nulli.
L’altra faccia della medaglia impone però che, a fronte di consumi ridotti e massime prestazioni garantite, per alcune tipologie di impianti si necessiti di comprovata expertise e di certificazioni specifiche previste dalla normativa vigente per quanto riguarda l’installazione e la manutenzione, soprattutto quando si tratta di gestire gas naturali. Questi infatti garantiscono risultati ottimali, ma vanno gestiti e maneggiati con cura e con le conoscenze del caso, in quanto uno scorretto utilizzo risulterebbe molto pericoloso.
Da marzo è iniziata la transizione verso i gas naturali per la refrigerazione: cosa cambia? Quali sono le prospettive future?
I refrigeranti naturali sono naturali, senza se e senza ma. Frequentemente le opinioni mosse da parte di alcuni operatori del settore che mirano a screditare questa tipologia di refrigeranti fanno leva sul fatto che i refrigeranti naturali non siano realmente tali perché prodotti in modo industriale, quindi con utilizzo di energia e impatto ambientale.
Personalmente, non sono d’accordo con questa tesi che si limita a una valutazione sommaria e non approfondita della questione. Quelli naturali sono refrigeranti che si possono produrre ovunque. E a differenza di altre tipologie di refrigeranti, abbiamo un’altra certezza che prova la loro utilità e funzionalità: essendo contenuti nell’atmosfera, non provocano alcuna reazione qualora dovessero entrare a contatto con l’ambiente, con conseguenti effetti nocivi. Caratteristica invece totalmente assente nei refrigeranti sintetici, che hanno dato e continuano a dare ancora oggi dimostrazione di conseguenze dannose per l’atmosfera e per il nostro ecosistema, derivanti dal loro utilizzo.
Un’altra affermazione che spesso si sente sui refrigeranti naturali riguarda i costi più elevati delle tecnologie che ne prevedono l’impiego rispetto alle tecnologie e ai refrigeranti tradizionali. In CenterFrigo, proprio in ragione dell’ottimizzazione dei costi legati ai refrigeranti naturali, sono state sviluppate soluzioni altamente integrate che portano a importanti risparmi energetici e a una dimostrabile riduzione degli investimenti sul lungo periodo, che giustificano e implementano eventuali investimenti iniziali di poco maggiori.
La necessità di formazione in merito alla conoscenza e alle buone pratiche di utilizzo dei refrigeranti naturali non può e non deve diventare un argomento per bloccare la diffusione di una tecnologia che funziona egregiamente e rappresenta una risposta alle sfide di oggi. Ed è anche in quest’ottica che la nuova normativa F-gas costituisce un nuovo punto di partenza per continuare a portare avanti, insieme alle istituzioni e agli altri player di settore, gli interessi e le esigenze delle aziende del freddo e anche e soprattutto del nostro Pianeta. Bisognerebbe semplicemente uscire dalla comfort zone del “fino ad ora si è fatto sempre così…” e aprirsi alle novità con senso critico e lungimiranza.
Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com