Tripidi della vite: riconoscimento e controllo

In grado di provocare danni su giovani germogli, fiori e frutti, le specie di tripidi della vite sono diverse. Come si possono riconoscere e controllare nei vigneti?

da uvadatavoladmin
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I tripidi della vite sono piccoli insetti che, se non adeguatamente controllati, possono causare significative perdite di produzione nei vigneti di uva da tavola. Sebbene non rappresentino la principale minaccia per questa coltura, questi insetti, appartenenti all’ordine dei Thysanoptera, possono provocare deformazioni e alterazioni nella crescita dei germogli, delle infiorescenze e degli acini ancora non maturi. Ma quali sono le principali specie che possono attaccare l’uva da tavola? Quali danni possono provocare e quali sono i mezzi di controllo disponibili?

Caratteristiche principali dei tripidi della vite

I tripidi della vite sono piccoli insetti di forma allungata, con dimensioni che vanno da meno di 1 mm a poco più di 2 mm. Una caratteristica distintiva degli adulti è la presenza di quattro ali allungate, bordate da lunghe setole che ne aumentano la capacità portante durante il volo. Questi insetti possiedono un apparato boccale pungente-succhiante, che utilizzano per nutrirsi della linfa contenuta nei tessuti vegetali. Le femmine sono dotate di un organo ovopositore, chiamato terebra, che consente loro di deporre le uova all’interno degli organi delle piante. Dopo la schiusura delle uova, le neanidi attraversano due stadi giovanili privi di ali, seguiti da altri due stadi in cui compaiono gli abbozzi alari (prepupa e pupa). Durante questi ultimi stadi, gli insetti si posizionano nel terreno, sono poco mobili e non si nutrono, preparandosi alla fase di insetti adulti.

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Neanide di Drepanothrips reuteri – Autore: Manfred Ulitzka

Le specie di tripidi più comuni che infestano l’uva da tavola includono Drepanothrips reuteri, Thrips tabaci e Frankliniella occidentalis.

Drepanothrips reuteri e Thrips tabaci presentano ciclo biologico e sintomatologia abbastanza simili tra loro. T. tabaci, noto anche come tripide degli orti, è abbastanza polifago e difficilmente provoca danni di rilevanza economica ai vigneti. D. reuteri, conosciuto come tripide della vite, compare nei vigneti sin dalla fase di schiusura delle gemme e può svolgere fino a 4-5 generazioni l’anno.

In primavera le femmine svernanti fecondate di D. reuteri si posizionano sulle giovani foglioline dove effettuano l’ovodeposizione. Una volta nate, le giovani neanidi si spostano sulla porzione terminale dei germogli e, attraverso le loro punture di nutrizione, provocano uno sviluppo stentato dei germogli. Sulle foglie, i sintomi rilevabili includono arricciamenti e deformazioni, particolarmente dannosi nelle giovani foglie. Questi tessuti perdono elasticità e, crescendo, possono lacerarsi a causa dell’espansione della lamina fogliare, determinando una forte riduzione della fotosintesi. Al contrario, gli attacchi estivi non provocano una significativa riduzione fotosintetica, limitandosi a causare piccole tacche necrotiche poiché le foglie non sono in fase di accrescimento.

Se non controllati adeguatamente, questi tisanotteri possono essere piuttosto fastidiosi all’interno dei vigneti. Le operazioni di potatura verde si rivelano particolarmente utili per ridurre la popolazione estiva. Tuttavia, questi tripidi sono generalmente tenuti sotto controllo in modo abbastanza efficace da diversi artropodi utili presenti nei vigneti. 

Frankliniella occidentalis: un caso a parte

Sebbene anche Frankliniella occidentalis (tripide occidentale dei fiori) faccia parte della famiglia dei tripidi, viene spesso considerato a parte per via del suo ciclo biologico e della sua sintomatologia sulle piante ospiti, differenti rispetto a quelle delle altre specie di tripidi.

F. occidentalis è una specie fitomiza altamente polifaga, infatti può causare ingenti perdite anche alle coltivazioni ortive. Presenta un tasso riproduttivo molto elevato, infatti, soprattutto nelle aree meridionali, questo tripide, può compiere più di 7 generazioni l’anno. Una caratteristica che rende particolarmente dannoso questo tripide per le rese produttive è il suo comportamento prevalentemente antofago, questo vuol dire che si alimenta attraverso i succhi cellulari contenuti nei tessuti dei fiori. F. occidentalis, infatti, colonizza la vite dalla fase fenologica di fioritura fino all’accrescimento degli acini.

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Femmina di Frankliniella occidentalis –  Autore: Manfred Ulitzka

I danni provocati sulle colture derivano sia da punture di nutrizione, sia da incisioni effettuate con l’organo ovopositore (terebra).

L’attività trofica di neanidi e adulti danneggia i tessuti della vite, causando la colatura fiorale sulle infiorescenze. Sugli acini appena allegati, i tripidi provocano la mancata allegagione e la formazione di lesioni. Durante la crescita delle bacche, queste lesioni si trasformano in deformazioni e spaccature, rendendo i grappoli non commerciabili e facilitando l’insorgenza di botrite (Botrytis cinerea) o altre muffe. Intorno al punto di nutrizione, è frequente osservare un alone biancastro provocato dalle sostanze tossiche presenti nella saliva dell’insetto, che determinano la rottura delle membrane cellulari e la fluidificazione del contenuto delle cellule, facilitando la successiva nutrizione dell’insetto. Le ultime generazioni del tripide sono le più dannose, poiché carpofaghe. Queste generazioni si nutrono direttamente sui frutti, provocando danni evidenti che compromettono in modo definitivo la qualità e la commerciabilità dei frutti.

Il controllo di Frankliniella occidentalis

F. occidentalis ha sviluppato una notevole resistenza a molti insetticidi, rendendo spesso inefficaci i trattamenti chimici tradizionali. Questa resistenza complica ulteriormente la gestione della F. occidentalis rispetto ad altri tripidi e richiede sempre più spesso approcci di tipo biologico o integrato per il suo controllo.

La difesa biologica si basa su antagonisti naturali come Aeolothrips fasciatus (tisanottero) l’acaro fitoseide Amblyseius cucumeris e gli antocoridi del genere Orius. Tuttavia, la lotta biologica da sola non garantisce sempre livelli di protezione compatibili con gli elevati standard qualitativi richiesti per l’uva da tavola. Pertanto si ricorre alla lotta integrata, che combina mezzi di lotta chimica con pratiche agronomiche e biologiche. A tal proposito una strategia agronomica efficace per il contenimento di questo insetto è l’inerbimento dell’interfila con piante esca come Phacelia tanacetifolia. Questa pianta fiorisce contemporaneamente alla vite, attirando le popolazioni fitomize e allontanandole dalla vite. 

Concludendo, sebbene la gestione dei tripidi della vite non rappresenti la principale sfida per i viticoltori (discorso un po’ diverso fatto per F. occidentalis), richiede comunque un’attenta strategia di monitoraggio e controllo per garantire la qualità e la commerciabilità dell’uva da tavola. L’uso di trappole cromotropiche e le osservazioni fatte periodicamente in campo rappresentano un aspetto fondamentale per intervenire tempestivamente e minimizzare l’uso di insetticidi, preservando così l’entomofauna utile del vigneto e ottenendo rese produttive elevate.

Donato Liberto
©uvadatavola.com

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