Uva italiana, come esportare nei Paesi d’oltremare

da Redazione uvadatavola.com

Le riflessioni di Thomas Drahorad sull’export di uva da tavola verso i mercati d’oltremare aiutano a capire alcuni aspetti di questo importante capitolo commerciale, in larga parte non ancora affrontato dagli operatori italiani.

Thomas Drahorad, presidente di NCX Drahorad srl, società di servizi per il commercio internazionale dei prodotti ortofrutticoli, è esperto delle dinamiche del commercio internazionale di frutta e verdura fresca, di comunicazione e di controllo della catena del freddo. Secondo lui l’Italia nel comparto dell’uva da tavola si sta muovendo nella giusta direzione da quando ha avviato il percorso di ricambio varietale, di aumento delle dimensioni delle aziende di produzione ed esportazione, di ampliamento del calendario di commercializzazione e dell’areale di produzione. Tuttavia il focus strategico sui mercati d’oltremare è ancora molto debole, con percentuali oggi ancora non significative.

Nell’intervista Thomas Drahorad, affronta tematiche come ricambio varietale, export verso i mercati africani e caratteristiche del prodotto uva maggiormente apprezzate dai consumatori.

In foto: Thomas Drahorad, presidente di NCX Drahorad srl

Quali sono attualmente i mercati piú interessanti dal punto di vista commerciale per l‘uva da tavola?
“I due mercati asiatici principali (Cina e India) assommano da soli a oltre un terzo degli abitanti di tutto il mondo. Si tratta di Paesi che sono già abituati a importare uva e basterebbe focalizzare gli sforzi commerciali su operatori seri in questi due Paesi per sviluppare partnership di alto profilo commerciale. Basta guardare quanto hanno fatto i produttori USA di mele in India, che in dieci anni hanno costruito il quinto mercato per le mele americane. Gli Usa esportano verso la Cina (con oltre USD$ 80 milioni di fatturato la Cina è il terzo mer- cato di esportazione dopo Canada e Messico) e verso l’India (fatturato USD$ 5 milioni). Nell’autunno 2018 gli Stati Uniti hanno aumentato di USD$ 200 miliardi i dazi sui prodotti cinesi: il governo del Paese asiatico ha risposto con una contromisura tariuaria che ha causato in breve tempo un calo del 40 per cento delle esportazioni di uva della California verso la Cina. Il governo USA è stato costretto a varare un pacchetto di misure di sostegno al settore per un totale di USD$ 48,2 milioni sotto forma di ritiri dal mercato”.

Considerando che la stagione produttiva dell’uva cinese coincide con quella dei Paesi dell’emisfero Nord, le uve Italiane ed europee possono realmente ambire a conquistare i consumatori cinesi?
“Il mercato cinese è tradizionalmente molto orientato alla Red Globe locale, che ha una stagione di commercializzazione molto ampia da maggio a dicembre. Questo è un ostacolo alle uve italiane tradizionali se si inseriscono in questa fascia di mercato standard. Lo spazio per le provenienze europee c’è solo direnziandosi con le uve senza semi oppure studiando le opportunità del segmento premium (ad esempio l’uva Italia extra sia come qualità che come presentazione, visto il forte apprezzamento del consumatore cinese per le uve con la pruina)”.

Il prodotto italiano in Cina sarebbe destinato ad un consumatore di fascia medio alta. Quanto sarebbero disposti a pagare in Cina per un chilo di uva, e a quanto si venderebbe il prodotto italiano?
“I prezzi in Cina sono molto variabili a seconda delle situazioni di mercato: il 95 per cento dell’uva è tuttora venduta sui mercati all’ingrosso. L’importazione viene effettuata principalmente sui mercati di Shanghai e Shenzhen, mentre gli altri mercati stanno iniziando solo adesso a importare direttamente. I prezzi possono essere anche superiori a 3euro al kg per il prodotto migliore o per periodi di scarsa offerta, ma possono anche calare drasticamente in caso di eccedenze di prodotto”.


L’Africa e i Paesi subsahariani potranno rappresentare nel medio periodo un ulteriore sbocco commerciale per le uve italiane?
“I Paesi del Nord Africa stanno soffrendo di un clima di forte incertezza politica ed economica e hanno perso gran parte del potenziale che stavano esprimendo fino a pochi anni fa (in particolare Egitto e Libia) e anzi si stanno rafforzando come nostri concorrenti in Europa (Tunisia ed Egitto). Per quanto riguarda l’Africa subsahariana la nostra esperienza è positiva e l’uva italiana è conosciuta ed apprezzata. Sono mercati interessati principalmente a Red Globe di buon calibro e a quantità crescenti di uve senza semi (quasi esclusivamente Crimson) in cestini da 500g per i supermercati che servono il segmento dei consumatori più ricchi“.

Esportare sí, ma cosa? Quali sono le caratteristiche maggiormente apprezzate dai consumatori asiatici e da quelli africani? Potrebbe fare una valutazione?
“Le valutazioni devono essere fatte sui singoli mercati e tenendo presente che le percezioni possono essere molto differenti. Può variare il peso dei parametri qualitativi nella valutazione complessiva del prodotto, su certi mercati è più importante il gusto, su altri il calibro, su altri la pulizia dell’acino. Può variare anche la valutazione che ogni mercato esprime sui singoli parametri. Ad esempio una Red Globe di colore rosato che a noi sembra troppo chiara è ideale per l’India; oppure da un recente panel test è risultato che una Sugraone che un cliente inglese non apprezza particolar- mente è stata preferita rispetto alla Thompson dai compratori cinesi”.

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Autore: Teresa Manuzzi

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