Seedless, punti di forza e debolezza di un mercato in evoluzione (prima parte)

da Redazione uvadatavola.com

L’uva da tavola senza semi resta uno dei pochi prodotti ortofrutticoli che consente a produttori, esportatori e retailer un ritorno sull’investimento ragionevole.

Il trend, visibile ormai in ogni parte del mondo, è rappresentato dall’incremento del consumo e della popolarità di queste uve che ha favorito l’ingresso sul mercato di nuove varietà (probabilmente anche troppe) e maggiori investimenti su packaging innovativo, che hanno agevolato la vendita in volume del prodotto.

Le potenzialità delle uve apirene sono da ritenersi notevoli, se si considera che questo prodotto può anche essere utilizzato come snack grazie alla mancanza di semi, fattore che consente ad una vasta gamma di utenti, bambini in primis, di consumarlo senza problemi.

 

Un punto di debolezza rimane purtroppo la mancanza di una strategia commerciale coordinata (che dovrebbe in qualche modo partire dai breeder e dagli esportatori) ed una percezione di confusione sulle nuove e tante varietà, che i vari operatori del settore cercano in qualche modo di testare. Le varietà brevettate dovrebbero, in teoria, consentire al produttore una maggiore resa sulla pianta (con costi di produzione inferiori) e all’esportatore di poterle commercializzare con maggiore tranquillità, grazie all’adozione di strategie commerciali più competitive.

Al contrario, le varietà “libere” non sono mai eccessivamente produttive oppure, quando lo sono, richiedono costi di produzione particolarmente alti. La necessità di ridurre le spese deriva anche dall’esigenza di una “manipolazione umana” in fase di raccolta ed imballaggio, a differenza di altri frutti dove la meccanizzazione del packaging ha consentito un taglio generale dei costi per il prodotto finito.

Per tali motivi il trend, in tutti gli areali di produzione del mondo, è decisamente a favore delle senza semi sia a livello di ricambio varietale (da uve con semi a seedless) che di nuovi impianti.

Prezzi e volumi commercializzati: mancano i dati ufficiali
Ottenere statistiche ufficiali sul settore dell’uva da tavola è sempre difficile in quanto bisognerebbe aggregare i numeri forniti dai Ministeri dell’agricoltura di ogni Paese produttore, con la speranza che questi siano raccolti ed elaborati in maniera accurata.

Tuttavia, esistono nel mondo alcune società private che svolgono questo lavoro, confrontandosi principalmente con produttori ed esportatori. Da un’analisi di questi dati, si prevede che i prezzi delle uve apirene sulla pianta, ma anche all’esportazione e al dettaglio, sono destinati a scendere.

L’incremento dei volumi e la maggiore disponibilità di prodotto, infatti, consentiranno ai grossi esportatori di offrire prezzi più bassi alla Gdo.

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Autore: Carlo Berardi – Good Produce (UK)

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